Capezzolo introflesso | capezzolo voluminoso | capezzolo di dimensioni ridotte
Obiettivo: Estetico, funzionale e post-trauma

Obiettivo: farlo sporgere in modo stabile.
Tecniche principali:
- Tecnica conservativa dei dotti galattofori: adatta a chi desidera poter allattare.
- Si incidono e si rilasciano i tessuti fibrotici che “tirano” il capezzolo verso l’interno, senza tagliare i dotti.
- Il capezzolo viene poi evertito e stabilizzato con punti interni o con piccoli dispositivi di trazione temporanei.
- Tecnica non conservativa: nei casi gravi o recidivi.
- Si sezionano i dotti galattofori retratti per liberare completamente il capezzolo.
- La sporgenza viene mantenuta con una piccola sutura interna o micro-innesti.
- Non è compatibile con l’allattamento futuro.
Anestesia: locale, talvolta con leggera sedazione.
Durata intervento: 20–40 minuti.
Cicatrici: quasi invisibili, situate alla base del capezzolo.
Obiettivo: ridurne l’altezza o il diametro mantenendo una forma naturale.
Tecniche:
- Riduzione verticale o orizzontale: asportazione di una piccola porzione di tessuto in eccesso.
- “Guaina centrale” o “cilindrica”: si rimuove una parte interna del capezzolo mantenendo la pelle esterna, per ridurne il volume senza alterarne l’aspetto.
Anestesia: locale.
Durata: circa 20–30 minuti.
Cicatrici: minime, generalmente invisibili dopo qualche settimana.
Risultato: immediato e permanente.
Obiettivo: aumentarne la sporgenza o la definizione.
Possibili tecniche:
- Micro-lipofilling: innesto di una minima quantità di grasso autologo per aumentare il volume.
- Piccola plastica locale: rimodellamento cutaneo per accentuare la protrusione.
- Innesto di tessuto dermico o cartilagineo autologo (nei casi più rari).
Anestesia: locale.
Durata: 30 minuti circa.
Risultato: naturale, stabile nel tempo.
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TORINO | MILANO