Dr. Mario Raso | Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica
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Capezzolo introflesso | capezzolo voluminoso | capezzolo di dimensioni ridotte

Capezzolo introflesso, voluminoso o di dimensioni ridotte

Obiettivo: Estetico, funzionale e post-trauma

Descrizione di sintesi

🔹 Capezzolo introflesso

  • Il capezzolo è rivolto verso l’interno invece che sporgere.
  • Può essere congenito (dalla nascita) o svilupparsi nel tempo.
  • Talvolta si può evocare la protrusione (cioè farlo uscire) stimolandolo manualmente o con il freddo; se non si estroflette mai, si parla di introflessione di grado severo.
  • Cause: brevità o retrazione dei dotti galattofori, fibrosi del tessuto sottostante, o post-intervento chirurgico.
  • Trattamento:
    • Esercizi di trazione o dispositivi a suzione nei casi lievi.
    • Intervento chirurgico correttivo nei casi più marcati o se comporta problemi estetici, igienici o funzionali (es. allattamento).

🔹 Capezzolo voluminoso

  • Il capezzolo è più grande, lungo o prominente del normale.
  • È una variante anatomica normale, ma in alcune persone può risultare antiestetico o visibile sotto gli indumenti.
  • Trattamento estetico: riduzione chirurgica selettiva del capezzolo (di solito in anestesia locale, con cicatrice minima).

🔹 Capezzolo di dimensioni ridotte o piatto

  • Può apparire poco sporgente o appiattito rispetto all’areola.
  • Spesso non è una vera introflessione ma semplicemente una sporgenza ridotta.
  • È una condizione fisiologica, non patologica.
  • Può essere migliorato con tecniche di lipofilling, micro-innesti, o in certi casi con stimolazione meccanica o chirurgica se desiderato a fini estetici.

Capezzolo introflesso

Obiettivo: farlo sporgere in modo stabile.
Tecniche principali:

  • Tecnica conservativa dei dotti galattofori: adatta a chi desidera poter allattare.
    • Si incidono e si rilasciano i tessuti fibrotici che “tirano” il capezzolo verso l’interno, senza tagliare i dotti.
    • Il capezzolo viene poi evertito e stabilizzato con punti interni o con piccoli dispositivi di trazione temporanei.
  • Tecnica non conservativa: nei casi gravi o recidivi.
    • Si sezionano i dotti galattofori retratti per liberare completamente il capezzolo.
    • La sporgenza viene mantenuta con una piccola sutura interna o micro-innesti.
    • Non è compatibile con l’allattamento futuro.
      Anestesia: locale, talvolta con leggera sedazione.
      Durata intervento: 20–40 minuti.
      Cicatrici: quasi invisibili, situate alla base del capezzolo.

Capezzolo voluminoso o allungato

Obiettivo: ridurne l’altezza o il diametro mantenendo una forma naturale.
Tecniche:

  • Riduzione verticale o orizzontale: asportazione di una piccola porzione di tessuto in eccesso.
  • “Guaina centrale” o “cilindrica”: si rimuove una parte interna del capezzolo mantenendo la pelle esterna, per ridurne il volume senza alterarne l’aspetto.
    Anestesia: locale.
    Durata: circa 20–30 minuti.
    Cicatrici: minime, generalmente invisibili dopo qualche settimana.
    Risultato: immediato e permanente.

Capezzolo di piccole dimensioni o piatto

Obiettivo: aumentarne la sporgenza o la definizione.
Possibili tecniche:

  • Micro-lipofilling: innesto di una minima quantità di grasso autologo per aumentare il volume.
  • Piccola plastica locale: rimodellamento cutaneo per accentuare la protrusione.
  • Innesto di tessuto dermico o cartilagineo autologo (nei casi più rari).
    Anestesia: locale.
    Durata: 30 minuti circa.
    Risultato: naturale, stabile nel tempo.
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TORINO | MILANO

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